Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
Un anno dopo il cessate il fuoco
La tregua che non c’è: ultimi aggiornamenti dalla Striscia e dalla Cisgiordania
Il 10 ottobre 2025 entrava in vigore un accordo di cessate il fuoco che avrebbe dovuto rappresentare un primo passo verso la fine delle violenze e la ricostruzione di Gaza. A un anno di distanza, però, la tregua esiste ancora soltanto sulla carta. Gli attacchi dell’esercito israeliano continuano e, secondo i dati delle Nazioni Unite, dall’entrata in vigore dell’accordo oltre 1.400 persone palestinesi sono state uccise, tra cui almeno 327 bambini e bambine. Dall’inizio della guerra, nell’ottobre 2023, le vittime hanno superato le 74.000 persone.
Dopo tre anni di conflitto, la popolazione palestinese continua a vivere una crisi umanitaria catastrofica, segnata da sfollamenti, scarsità di cibo e acqua e difficoltà di accesso alle cure. Oltre l’80% degli edifici della Striscia è stato danneggiato o distrutto e quasi due milioni di persone hanno ancora bisogno di un riparo adeguato. Con l’arrivo dell’inverno, centinaia di migliaia di famiglie si preparano ad affrontare nuovamente freddo, piogge e allagamenti in tende, sistemazioni di fortuna o edifici pericolanti.
Anche l’accesso ai servizi essenziali resta gravemente compromesso. Nessuno dei 36 ospedali di Gaza è pienamente funzionante, oltre 18.500 persone attendono di poter ricevere cure mediche fuori dalla Striscia e 1,4 milioni di persone affrontano livelli critici di insicurezza alimentare. Le restrizioni all’ingresso degli aiuti, dei medicinali e dei materiali necessari alla ricostruzione continuano a ostacolare la ripresa, impedendo a intere comunità di ricostruire le proprie vite.
A un anno dall’accordo, noi di ActionAid insieme ad oltre 100 organizzazioni umanitarie e per i diritti umani denunciamo l’assenza di un cessate il fuoco effettivo. Per la popolazione palestinese, poter tornare a vivere in sicurezza, accedere ai servizi fondamentali e partecipare alla ricostruzione resta una prospettiva ancora lontana.
Noi di ActionAid, insieme ai nostri partner locali, continuiamo a lavorare per garantire assistenza sanitaria, protezione e supporto psicologico a donne e ragazze, attraverso cure mediche, assistenza durante la gravidanza, distribuzione di medicinali e kit igienici e creazione di spazi sicuri. Promuoviamo inoltre percorsi di autonomia economica femminile, sostenendo le attività imprenditoriali guidate dalle donne attraverso formazione e aiuti economici. Parallelamente, sosteniamo la partecipazione e l’attivismo dei più giovani, valorizzando le loro idee, competenze e capacità di mobilitazione, affinché possano avere un ruolo attivo nelle decisioni che riguardano il futuro delle proprie comunità. Il nostro impegno è rafforzare i diritti e l’autonomia delle persone, riconoscendo donne e giovani come protagonisti della ripresa e della ricostruzione.
Fatima e Mohammad, il futuro di Gaza nelle mani dei giovani
Dopo tre anni di guerra, per i giovani palestinesi immaginare il futuro significa prima di tutto rivendicare la possibilità di tornare a studiare, lavorare e partecipare alla ricostruzione delle proprie comunità. Una volontà di ripartire che emerge con forza dalle parole di Fatima e Mohammad, due voci che raccontano cosa significhi guardare avanti in una Gaza ancora segnata dalla violenza e dalla distruzione.
Fatima, che lavora con il Social Development Forum, organizzazione partner di ActionAid a Gaza, racconta quanto sia difficile parlare di tregua quando le famiglie continuano a vivere nelle tende, l’accesso a cibo, acqua e medicinali resta limitato e la paura accompagna ogni giornata.
Per Mohammad, il cessate il fuoco dovrebbe rappresentare soltanto il primo passo verso la ricostruzione di Gaza. Fermare i bombardamenti è fondamentale, ma da solo non basta a restituire alle persone ciò che hanno perso. Servono aiuti umanitari continuativi, accesso all’acqua potabile e alle cure mediche, ma anche un vero percorso di ricostruzione delle case, delle scuole e dei servizi essenziali. In questo processo, Mohammad sottolinea soprattutto il ruolo delle nuove generazioni, che vogliono tornare a studiare, lavorare e partecipare attivamente alle decisioni sul futuro delle proprie comunità.
La ricostruzione di Gaza non riguarda soltanto edifici, strade e infrastrutture, ma anche la possibilità di ricostruire percorsi di vita e opportunità.
In questo processo, il coinvolgimento delle nuove generazioni sarà fondamentale. Giovani come Fatima e Mohammad chiedono di poter contribuire attivamente alla rinascita delle proprie comunità, portando idee, competenze e aspirazioni. Perché il futuro di Gaza deve poter essere immaginato e costruito, prima di tutto, dalle persone che la abitano.
Taghreed, la forza di ricominciare
Prima della guerra, Taghreed lavorava come responsabile di due asili a Gaza e gestiva alcune piccole attività commerciali, tra cui un negozio di abiti per bambini. Amava il suo lavoro, nel quale aveva investito tempo, energie e sogni, costruendo giorno dopo giorno la propria indipendenza economica e un futuro per la sua famiglia.
Con l’inizio della guerra, tutto è cambiato. Costretta a sfollare nel campo di Khan Younis, Taghreed ha perso il lavoro e tutto ciò che aveva costruito. Una perdita che ha avuto conseguenze profonde, ben oltre quelle economiche.
Un sostegno importante è arrivato da Wefaq, organizzazione locale partner di ActionAid impegnata al fianco delle donne palestinesi, attraverso percorsi di supporto psicologico e rafforzamento dell’autonomia economica. Per Taghreed, questo accompagnamento ha rappresentato una spinta a ritrovare fiducia nelle proprie capacità e a immaginare la possibilità di tornare a lavorare.
La vita quotidiana resta però segnata dalla paura, dalla scarsità di acqua e cibo e dalla difficoltà di accedere ai servizi essenziali. A preoccuparla è soprattutto il futuro dei suoi figli, privati per anni della possibilità di frequentare regolarmente la scuola e crescere in sicurezza.
Eppure, Taghreed continua a guardare avanti.
La crisi in Cisgiordania tra violenze, sfollamenti e restrizioni
Anche in Cisgiordania, la popolazione palestinese affronta una situazione sempre più difficile, segnata dalle operazioni militari israeliane, dagli sfollamenti forzati e dalle crescenti restrizioni alla libertà di movimento. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha ulteriormente aggravato una crisi che da anni compromette la sicurezza, i diritti e le condizioni di vita delle comunità.
A raccontarlo è Mustafa Sheta, direttore generale del Freedom Theatre di Jenin, un centro culturale che dal 2006 offre ai giovani palestinesi opportunità di espressione attraverso il teatro, la fotografia e le arti visive. Una realtà che collabora con la Local Communities Organization, partner di ActionAid Palestina.
Nella regione di Jenin, le ripetute operazioni militari hanno provocato lo sfollamento di numerose famiglie, mentre le difficoltà economiche continuano ad aumentare. Secondo Mustafa, oltre 40.000 lavoratori hanno perso il proprio impiego nei territori israeliani, molti dipendenti non ricevono regolarmente l’intero stipendio e l’aumento dei prezzi del carburante pesa ulteriormente sulle famiglie. A questo si aggiungono le restrizioni al commercio, alla circolazione delle merci e agli spostamenti delle persone.
Particolarmente preoccupante è anche la continua espansione degli insediamenti israeliani, che limita l’accesso delle comunità palestinesi alle proprie terre.
In Cisgiordania, le restrizioni e la scarsità dei mezzi di sostentamento compromettono non soltanto la vita quotidiana presente, ma anche la possibilità di immaginare un futuro stabile. E mentre la crisi regionale continua ad aggravare le condizioni della popolazione, cresce l’incertezza su quanto a lungo le comunità palestinesi potranno affrontare una situazione così difficile.
Il nostro intervento a Gaza e in Palestina, fino ad oggi
Noi di ActionAid siamo presenti in Palestina dal 2007 e, dall’inizio dell’emergenza a Gaza, abbiamo rafforzato il nostro intervento umanitario per rispondere alle conseguenze della guerra, raggiungendo 722.000 persone. Insieme alle organizzazioni partner locali, continuiamo a fornire aiuti essenziali e assistenza alle comunità colpite, raggiungendo le persone più esposte alle conseguenze della crisi. Il nostro impegno non si limita alla risposta immediata, ma punta anche a sostenere la dignità, l’autonomia e la capacità delle comunità palestinesi di costruire il proprio futuro, valorizzando il loro ruolo attivo nei percorsi di ripresa e ricostruzione.
Qui di seguito, i numeri aggiornati dei risultati del nostro intervento:
- Aiuti alimentari: abbiamo supportato oltre 328.000 persone con distribuzione di cibo e assistenza per garantire accesso a beni alimentari essenziali.
- Servizi igienici e kit per l’igiene personale: più di 88.000 persone hanno ricevuto kit igienici e supporto per l’accesso a servizi igienico-sanitari adeguati, fondamentali per prevenire malattie, soprattutto nei contesti di sfollamento.
- Articoli non alimentari: abbiamo distribuito beni essenziali come coperte, materassi e altri articoli di prima necessità a oltre 29.000 persone, per migliorare le condizioni di vita delle famiglie più vulnerabili.
- Supporto psicosociale: oltre 75.000 persone, tra cui molte donne e minori, hanno ricevuto supporto psicologico e servizi di protezione, fondamentali per affrontare traumi, stress e insicurezza causati dal conflitto.
- Rifugi di emergenza: abbiamo sostenuto più di 10.000 persone con soluzioni di riparo temporaneo, contribuendo a offrire uno spazio più sicuro a chi ha perso la propria casa o è stato costretto a fuggire.
La situazione umanitaria a Gaza resta estremamente fragile. Le restrizioni imposte da Israele all’apertura dei valichi continuano a ostacolare l’ingresso di cibo, medicinali e beni essenziali, rendendo incerta la possibilità per milioni di persone di accedere agli aiuti. A questo si aggiunge l’escalation del conflitto in Medio Oriente, che aggrava ulteriormente una crisi già profonda.
Nonostante le difficoltà, noi di ActionAid continuiamo a lavorare insieme ai nostri partner locali per garantire assistenza alla popolazione palestinese e favorire l’ingresso degli aiuti umanitari. Siamo pronti ad ampliare i nostri interventi non appena le condizioni di accesso lo permetteranno.
Continuiamo a chiedere con forza un cessate il fuoco reale e permanente, l’apertura di tutti i valichi e l’ingresso degli aiuti senza restrizioni. Perché la risposta umanitaria, da sola, non basta: servono il rispetto del diritto internazionale, la protezione della popolazione civile e condizioni che permettano alle comunità palestinesi di ricostruire le proprie vite.
La pace e la giustizia non possono prescindere dalla dignità, dai diritti e dalla possibilità delle persone palestinesi di decidere del proprio futuro.