Gennaio 2026
Miele e Speranza – La storia di Hasina, una donna afghana che ha ritrovato autonomia
In Afghanistan, la maggior parte delle persone vive di agricoltura, e le donne, nonostante rappresentino metà della popolazione, spesso restano escluse dalle attività economiche. Per dare loro più opportunità, noi di ActionAid abbiamo aiutato quasi 200 donne del distretto di Khamard, nella provincia di Bamiyan, a creare piccole imprese di apicoltura. Ogni donna ha ricevuto 6 alveari, gli strumenti necessari e un corso di formazione, imparando così a gestire la propria attività in modo sostenibile e a rafforzare la propria autonomia economica.
Hasina, residente nel distretto di Khamard, è una delle tante giovani donne che ha visto cambiare in meglio la propria vita grazie al progetto di apicoltura. Prima, era una casalinga a tempo pieno, impegnata nella gestione domestica, e la sua famiglia affrontava gravi difficoltà economiche. Con il marito che lavorava come tassista ed era l’unico percettore di reddito, il loro guadagno era appena sufficiente a coprire nemmeno la metà dei bisogni di base della famiglia.
«La nostra vita era molto difficile e i nostri figli erano privati dell’istruzione a causa della nostra drammatica situazione finanziaria. Mio marito faceva fatica a coprire anche le spese domestiche minime», ricorda Hasina.
Fortunatamente, la vita di Hasina è cambiata con l’iniziativa di apicoltura nella provincia di Bamiyan, organizzata da ActionAid. Come le altre partecipanti, ha ricevuto 6 alveari insieme ad attrezzature essenziali per l’apicoltura, tra cui un nutritore in tessuto per api, un estrattore di miele, un kit di prodotti veterinari per api, secchi di plastica da 20 litri, fogli in cera d’api, bottiglie per il confezionamento e altri articoli professionali.
Inoltre, ha ricevuto una formazione sulle pratiche apistiche e sul corretto utilizzo degli strumenti.
«Con la piccola attività di apicoltura di ActionAid, la nostra situazione economica è migliorata in modo significativo. La mia attività, insieme al lavoro di mio marito, ora contribuisce a soddisfare tutte le esigenze dei nostri figli e della nostra famiglia», afferma Hasina.
Oggi Hasina non è più solo una casalinga: si identifica con orgoglio come un’imprenditrice. Attraverso la sua attività di apicoltura, non solo ha contribuito alla stabilità finanziaria della sua famiglia, ma ha anche dato un’altra opportunità ai suoi figli per studiare. Adesso può coprire le spese scolastiche e assicurarsi che abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno per imparare.
Inizialmente Hasina aveva 6 arnie, ma oggi ne possiede 8 e ha in programma di espandersi ulteriormente. È orgogliosa dei suoi progressi e profondamente soddisfatta di come la sua vita sia migliorata.
«Rispetto al passato, la nostra vita è cambiata in modo significativo. Ora siamo finanziariamente autosufficienti e sia mio marito che io viviamo una vita più serena», racconta.
Hasina sogna di ampliare ulteriormente il suo allevamento apistico e spera che un giorno i suoi prodotti a base di miele diventino un marchio conosciuto in tutto l’Afghanistan.
La storia di Hasina è una potente testimonianza dell’impatto trasformativo del rafforzamento economico delle donne. Il suo percorso, da casalinga in difficoltà a imprenditrice sicura di sé, dimostra il potenziale che risiede in ogni donna quando le vengono forniti gli strumenti, la formazione e le opportunità giuste. Il successo di Hasina non è positivo soltanto per la sua famiglia, ma è una fonte di ispirazione anche per altre donne della sua comunità, dimostrando che con determinazione e sostegno è possibile realizzare un cambiamento duraturo.
Il contesto dell'Afghanistan oggi
L’Afghanistan sta vivendo una delle fasi più difficili e complesse della sua storia recente. Dal cambiamento di regime dell’agosto 2021, il Paese si è trovato ad affrontare una profonda trasformazione politica, economica e sociale che ha avuto conseguenze dirette sulla vita quotidiana di milioni di persone.
Oggi l’Afghanistan è governato da un sistema fortemente centralizzato, che ha introdotto regole molto restrittive, soprattutto per le donne e le ragazze. Negli ultimi anni sono state emanate oltre cento disposizioni che limitano la libertà di movimento, l’accesso all’istruzione, al lavoro e alla vita pubblica femminile. Le ragazze non possono frequentare la scuola secondaria e l’università, e molte donne non possono lavorare, se non in pochissimi settori. Questo ha reso l’Afghanistan uno dei Paesi peggiori al mondo in cui essere donna.
Le conseguenze di queste restrizioni vanno oltre i diritti individuali. Quando le donne vengono escluse dalla vita economica e sociale, ne soffrono le famiglie, le comunità e l’intero Paese. Molti nuclei familiari guidati da donne faticano ancora di più a sopravvivere, mentre aumentano i rischi di matrimoni precoci, lavoro minorile e violenza di genere.
Una crisi economica profonda
L’economia afghana era già fragile prima del 2021, ma negli ultimi anni la situazione è peggiorata rapidamente. La perdita degli aiuti internazionali, che in passato coprivano gran parte della spesa pubblica, ha lasciato un vuoto enorme. Oggi il lavoro è scarso, i prezzi continuano a salire e quasi metà della popolazione non ha accesso sufficiente al cibo.
L’agricoltura resta il principale mezzo di sostentamento per milioni di persone, ma anche questo settore è sotto pressione. I raccolti diminuiscono, i costi aumentano e molte famiglie non riescono più a produrre abbastanza per vivere. I giovani, in particolare, affrontano tassi di disoccupazione altissimi e spesso non vedono prospettive per il futuro.
L’impatto del cambiamento climatico
L’Afghanistan è uno dei Paesi più vulnerabili al mondo, nonostante contribuisca pochissimo alle emissioni globali. Siccità sempre più frequenti, alluvioni improvvise e la scarsità d’acqua colpiscono soprattutto le comunità rurali, che dipendono dall’agricoltura per sopravvivere.
Negli ultimi anni, intere aree hanno visto ridursi drasticamente l’accesso all’acqua, mentre molti progetti ambientali e climatici sono stati sospesi. Questo ha lasciato le comunità ancora più esposte a disastri naturali e senza gli strumenti necessari per adattarsi ed essere resilienti.
Bisogni umanitari
Oggi quasi 24 milioni di persone in Afghanistan hanno bisogno di assistenza umanitaria. Molte famiglie non hanno accesso a cure sanitarie adeguate, acqua potabile o servizi igienici di base. In molte zone rurali, le condizioni di vita restano estremamente precarie, soprattutto durante l’inverno.
Anche l’istruzione ha subito un duro colpo: milioni di bambine e ragazze sono escluse dalla scuola, mentre le iscrizioni all’istruzione superiore sono crollate. Questo rischia di avere effetti duraturi, privando un’intera generazione delle competenze necessarie per ricostruire il Paese.
Un Paese giovane, pieno di potenziale
Eppure, questa non è tutta la storia dell’Afghanistan. È anche un Paese giovane, con una popolazione in crescita e una straordinaria capacità di resistenza. Nonostante le difficoltà, le persone continuano a prendersi cura delle proprie famiglie, a sostenersi a vicenda e a cercare nuove strade per andare avanti.
Negli ultimi anni, la riduzione dei combattimenti ha reso più sicuro l’accesso a molte aree, comprese quelle più remote. Questo ha permesso alle organizzazioni come la nostra di lavorare più da vicino con le comunità e di sviluppare interventi non solo di emergenza, ma anche orientati alla ricostruzione e al futuro.
I risultati che abbiamo raggiunto
- 10.000 donne sono state coinvolte nei programmi di agroecologia dedicati alla popolazione femminile.
- 1.295 donne, in 16 stati e 135 comuni, hanno iniziato a usare i quaderni agro-ecoelogici, strumenti che permettono di monitorare le attività produttive e fare emergere il contributo economico delle loro attività.
- Il 90% delle famiglie ha aumentato la sua produzione alimentare, il 70% ha smesso di usare pesticidi tossici, l’80% ha adottato fertilizzanti organici.
- Abbiamo formato 429 educatori e fornito loro nuovi materiali didattici, con i quali hanno a loro volta istruito 5.000 studenti.
- Abbiamo attivato 3 scuole agricole familiari, dove le attività scolastiche si alternano a quelle rurali.
- Abbiamo contribuito alla mobilitazione di oltre 100.000 donne a Brasilia, grazie al sostegno alla Rete Agroecologica delle Donne Contadine (RAMA), per rivendicare diritti, giustizia e il riconoscimento del lavoro femminile in agricoltura.
- È stato supportato il processo di istituzione di aree protette nella Serra do Brigadeiro, in Minas Gerais, fondamentale per la tutela della Foresta Atlantica e della sua biodiversità.
Dietro a questi numeri e a queste storie c’è molto di più. Ci sono vite cambiate, comunità più forti, e tanta speranza in una vita più dignitosa e serena.