Incontro con Sujeeta Mathema, direttrice di ActionAid Nepal - ActionAid

novembre 2026

Sujeeta Mathema, direttrice di ActionAid Nepal

Un incontro con Sujeeta Mathema

Direttrice di ActionAid Nepal

Il 26 agosto, il distacco di una vasta porzione di ghiacciaio nell’Himalaya ha provocato l’esondazione di un lago glaciale, travolgendo la valle di Rasuwa, distretto nepalese al confine con il Tibet. Ne abbiamo parlato con Sujeeta Mathema, direttrice di ActionAid Nepal, che ci ha raccontato cosa è accaduto nelle prime ore dell’emergenza e qual è oggi la situazione delle comunità colpite.

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L’intervista

Sujeeta, benvenuta. Siamo felici di averti con noi e di conoscere meglio il lavoro di ActionAid Nepal. Vorrei partire dall’alluvione che ha colpito il Paese. Torniamo al 26 agosto: abbiamo seguito quelle ore attraverso le immagini, i video e le notizie che arrivavano dal Nepal. Come sono state per te le prime ore dell’emergenza?

Sujeeta Mathema · Direttrice di ActionAid Nepal

Grazie per avermi invitata e grazie per tutto il sostegno che date al Nepal e alle sue comunità. Vi saluto con un Namaste: significa “che Dio sia dentro di te”.

Il 26 agosto ci è voluto del tempo per capire cosa fosse successo. Di solito le alluvioni arrivano dopo forti piogge, ma quel giorno non pioveva e non aveva piovuto molto nei giorni precedenti. Dopo alcune ore, abbiamo capito che l’acqua proveniva dall’esondazione di un lago glaciale, dovuta al distacco di una parte di un ghiacciaio dell’Himalaya. Anche le autorità hanno avuto bisogno di tempo per comprendere la situazione. Le prime informazioni sono arrivate dai video girati dalle persone delle comunità e condivisi sui social.

All’inizio pensavamo a un’alluvione come le altre, ma le immagini della devastazione erano sconvolgenti. Le persone non avevano mai vissuto un evento simile. È stato terrificante: sembrava uno tsunami. L’acqua stava spazzando via i ponti che collegavano la comunità.

Abbiamo deciso di raggiungere la zona, ma un tragitto che normalmente richiede due ore ne ha richieste quattordici, perché le strade e i ponti erano stati distrutti.

Per prima cosa abbiamo contattato il nostro staff e le organizzazioni partner, per sapere se loro e le loro famiglie fossero al sicuro. Quella sera abbiamo saputo che alcuni familiari del nostro staff e delle organizzazioni partner risultavano dispersi. Non sapevamo ancora quale fosse la situazione: sono state ore molto dolorose.

Come ha risposto ActionAid Nepal? Su cosa si è concentrato il vostro intervento nelle prime ore e nei giorni successivi? E come siete riusciti a mobilitarvi così rapidamente? Quanto hanno contato la presenza continuativa di ActionAid Nepal, la collaborazione con il governo e il lavoro delle organizzazioni partner?

Sujeeta Mathema · Direttrice di ActionAid Nepal

Il Nepal è un Paese molto esposto ai disastri naturali e dobbiamo essere sempre pronti. In ActionAid Nepal abbiamo un team di pronto intervento composto da persone che lavorano nei programmi, nell’informatica, nella comunicazione, nell’amministrazione e nella finanza. Sono formate per intervenire e il team può essere mobilitato entro 24 ore.

Abbiamo attivato anche il gruppo che monitora le crisi e valuta l’impatto dell’emergenza, così da definire il livello di allerta (l’allerta rossa è il livello di gravità più alto) e coordinare la risposta. È stato importante anche il sostegno del team internazionale per l’azione umanitaria e la resilienza, insieme a quello delle organizzazioni e dei Paesi che collaborano con noi. ActionAid Italia è stata tra le realtà che ci hanno sostenuto.

In Nepal c’è una policy a livello governativo che prevede di destinare dall’1% al 3% delle risorse nazionali al lavoro in contesti di crisi. Questo facilita l’immediata disponibilità delle risorse.

Quando abbiamo raggiunto la comunità, abbiamo portato cibo pronto da consumare. Non conoscevamo ancora i bisogni e non volevamo arrivare con materiali che potessero non essere utili. Una volta sul posto, abbiamo trovato una situazione di totale devastazione; le persone non sapevano come stavano i loro familiari, dov’erano i bambini che erano a scuola. È stato molto difficile approcciare le persone in quel momento difficile.

Abbiamo ascoltato le persone e raccolto le loro richieste, poi verificate anche con le autorità locali.

Dopo il primo sopralluogo abbiamo organizzato la distribuzione di ciò che serviva: vestiti asciutti, materassi, torce e piccoli generatori, perché mancavano elettricità e beni essenziali.

Abbiamo lavorato con fornitori già individuati per le emergenze e con gli uffici municipali. La distribuzione è proseguita per circa tre settimane o un mese e ha incluso cibo, beni di prima necessità, utensili da cucina e kit per l’igiene e la dignità.

La presenza nelle comunità, il rapporto con le autorità locali e il sostegno internazionale ci hanno permesso di intervenire in modo coordinato. È fondamentale capire di cosa le persone hanno bisogno, invece di portare materiali senza aver prima ascoltato chi vive la situazione.

Qual è oggi la situazione nelle comunità colpite? Le persone stanno ricevendo aiuto? A che punto è la ripresa?

Sujeeta Mathema · Direttrice di ActionAid Nepal

Nei primi 15 o 20 giorni le persone cercavano i propri cari e speravano di ritrovare i familiari dispersi. Dopo circa due mesi hanno iniziato a rendersi conto di ciò che avevano perso. Spesso il dolore sul volto delle persone non si vede nei primi giorni, ma emerge dopo. Molte famiglie hanno visto sparire in un attimo la casa, la terra, gli animali e i beni che avevano accumulato nel corso della vita. Per alcune, non poter recuperare i corpi dei propri cari per celebrare i riti funebri è stato particolarmente doloroso.

La situazione è ancora molto difficile. Il governo aveva predisposto dei centri di accoglienza per le persone sopravvissute, ma dopo circa un mese e mezzo o due mesi ha chiesto loro di rientrare e organizzarsi. Molte, però, non hanno più una casa o un terreno in cui tornare. Mancano anche opportunità di lavoro e di reddito, e sono in corso spostamenti interni.

I nepalesi sono molto resilienti e stanno cercando di costruire alloggi temporanei, con il sostegno del governo e di diverse organizzazioni.

Hanno perso anche documenti fondamentali, come i certificati di cittadinanza, nascita, matrimonio e morte. Questi documenti sono necessari per ricevere assistenza, quindi stiamo collaborando con il governo per aiutare le comunità a recuperarli.

C’è ancora molto da fare. Le case devono essere ricostruite; alcune scuole sono rimaste in piedi ma sono piene di fango e detriti e devono essere pulite prima di poter riaprire; diversi centri sanitari sono stati spazzati via e le fonti d’acqua sono state danneggiate. Servono anche spazi per l’apprendimento e luoghi sicuri per le donne, dove possano ricevere assistenza e gestire le proprie necessità, comprese quelle legate alla salute mestruale.

La ricostruzione richiederà tempo. È importante anche prepararsi ai rischi futuri: in Nepal ci sono circa 2.000 laghi glaciali e 12 sono stati segnalati dagli scienziati come particolarmente a rischio, con altri sotto osservazione. Se non si interviene sulla prevenzione, un’esondazione potrebbe avere conseguenze molto gravi.

Nei disastri donne e ragazze sono tra le persone più esposte a violenze, matrimoni precoci e tratta. La loro protezione deve quindi essere parte della risposta.

Il Nepal ha contribuito poco alle emissioni che causano il cambiamento climatico, ma ne sta già pagando il prezzo. Abbiamo bisogno di sostegno e solidarietà da parte della comunità internazionale per ricostruire e diventare più forti.

Vorrei allargare lo sguardo. Di cosa si occupa ActionAid Nepal, oltre alla risposta alle emergenze, e su quali aree lavora?

Sujeeta Mathema · Direttrice di ActionAid Nepal

Lavoriamo su tre priorità principali. La prima riguarda i mezzi di sussistenza: promuoviamo l’agroecologia e l’agricoltura biologica e sosteniamo le donne nell’acquisire competenze che permettano loro di generare un reddito. Perché possano cogliere queste opportunità, bisogna considerare anche il peso del lavoro di cura non retribuito che molte di loro svolgono.

La seconda priorità è l’istruzione pubblica di qualità. Lavoriamo su due livelli: uno è il lavoro con bambini, insegnanti, comitati scolastici e genitori per rendere le scuole ambienti sicuri e migliorare la qualità dell’insegnamento. Ci occupiamo anche delle infrastrutture scolastiche che siano sicure e antisismiche. Il secondo ambito di intervento nell’istruzione è sulle risorse: chiediamo al governo di destinare più risorse all’istruzione, che nel bilancio nazionale è ancora finanziata in misura insufficiente.

La terza area riguarda la riduzione del rischio di disastri e il cambiamento climatico. Accanto alla risposta umanitaria, lavoriamo sulla preparazione, sui piani di adattamento e sulla sensibilizzazione, anche nelle scuole e nelle università.

Queste priorità sono interconnesse tra loro: mezzi di sussistenza sicuri e istruzione sono fondamentali, ma un disastro può cancellare i risultati raggiunti. Per questo è importante prepararsi e lavorare sull’adattamento. La qualità dei servizi pubblici è un tema trasversale e i diritti delle donne sono al centro di tutti i nostri programmi.

Molte delle persone che ci seguono sostengono un bambino o una bambina a distanza. Qual è il significato concreto di questo sostegno per il bambino e per la sua comunità?

Sujeeta Mathema · Direttrice di ActionAid Nepal

Grazie a tutte le persone che sostengono il nostro lavoro. Anche quando si sostiene un singolo bambino o una bambina, il contributo aiuta a far crescere una nuova generazione informata. Questi bambini sono piccoli ambasciatori, sono protagonisti del cambiamento nelle loro comunità.

C’è poi un aspetto molto importante: sanno di non essere soli. Possono dire di avere un amico o un’amica in Italia che li conosce e vuole sostenerli. È un legame che li fa sentire vicini a qualcuno e li sprona a partecipare alle attività.

Le risorse contribuiscono al lavoro con la comunità. Ricordo una bambina sostenuta a distanza che, quando le chiedemmo cosa pensasse del fatto di non ricevere direttamente tutto il contributo, ci rispose con un esempio che non ho dimenticato: «Se mi ammalo, potrei ricevere medicine per la febbre. Ma se si ammala una mia amica, chi si prenderà cura di lei?». Voleva dire che è importante avere sostegno, servizi e strutture che possano prendersi cura di tutti.

Il sostegno permette a bambini e bambine di conoscere i propri diritti e avere accesso all’istruzione e di immaginare il proprio futuro. Anche in luoghi dove prima mancavano opportunità, possono iniziare a sognare di diventare insegnanti, piloti e molto altro. Questo ci dà speranza e motivazione.

Grazie a chi ci sostiene: non state aiutando soltanto i bambini e le bambine, state contribuendo alla crescita di un’intera comunità e di una nuova generazione.