Emergenza in Cambogia, scontri al confine - ActionAid

Ultimo aggiornamento: maggio 2026

Emergenza in Cambogia, scontri al confine

Cosa sta succedendo oggi

Nel luglio 2025, lungo il confine tra Cambogia e Thailandia, si sono riaccesi scontri armati legati a tensioni territoriali mai del tutto risolte, in particolare nell’area dei templi di Ta Muen Thom e Preah Vihear, da anni oggetto di contese tra i due Paesi.

Si tratta di una fascia di confine nel nord-ovest della Cambogia, a ridosso della Thailandia, dove piccoli villaggi rurali si alternano a foreste e siti storici. Qui, a partire da luglio 2025, l’intensificarsi degli attacchi ha colpito duramente province come Oddar Meanchey, costringendo intere comunità a fuggire.

Quella che inizialmente sembrava un’escalation temporanea si è trasformata in una crisi prolungata, che ha costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie case e ha cambiato profondamente la vita di intere comunità.

📍 Timeline del conflitto

🔴 Luglio 2025
Gli scontri si intensificano lungo il confine tra Cambogia e Thailandia. Oltre 300.000 persone sono costrette a fuggire dalle proprie case.


🔴 Fine luglio 2025
Viene raggiunto un primo cessate il fuoco. Alcune famiglie iniziano a rientrare, ma la situazione resta fragile.


🔴 Dicembre 2025
Gli scontri riprendono in più aree di confine: oltre 37.000 famiglie vengono nuovamente sfollate e più di 900 scuole chiuse.


🔴 Fine dicembre 2025
Un nuovo cessate il fuoco riduce le violenze, ma molte zone restano instabili e non tutte le famiglie possono tornare in sicurezza.


🔴 Maggio 2026
Centinaia di famiglie vivono ancora nei campi nella provincia di Oddar Meanchey, senza poter tornare stabilmente a casa.

L’emergenza: cosa è successo alle famiglie

Durante le fasi più acute del conflitto, tra luglio e dicembre 2025, centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire in poche ore. Complessivamente, oltre 300.000 persone sono state sfollate e almeno 37.000 famiglie hanno dovuto abbandonare le proprie case, spesso sotto la minaccia diretta degli scontri.

Le famiglie hanno lasciato tutto: abitazioni, risaie, animali e strumenti di lavoro, perdendo in pochi giorni le proprie fonti di sostentamento. Nella sola provincia di Oddar Meanchey, una delle più colpite e in cui lavoriamo con il progetto di sostegno a distanza, sono stati allestiti almeno 6 campi per sfollati, che nei momenti più critici hanno ospitato oltre 12.400 persone (più di 3.700 famiglie).

Le condizioni nei campi, soprattutto nei primi giorni, erano estremamente precarie, con accesso limitato ad acqua potabile, servizi igienici insufficienti, ripari temporanei non adeguati e difficoltà nell’accesso a cure mediche. I bisogni immediati e vitali comprendevano cibo, acqua, tende, zanzariere, materiali per l’igiene e assistenza sanitaria.

L’impatto è stato particolarmente grave per i bambini: oltre 1.349 bambini e bambine coinvolti nei progetti di ActionAid di sostegno a distanza sono stati costretti a lasciare le proprie case, con scuole chiuse e routine quotidiane interrotte. Questo ha aumentato i rischi legati a malnutrizione, malattie e difficoltà di accesso all’istruzione.

Come sempre accade durante le crisi, le persone più vulnerabili sono state le più colpite. Donne, bambini, anziani e persone con disabilità hanno affrontato una doppia difficoltà: alla perdita della casa e del reddito si sono aggiunti rischi maggiori legati alla sicurezza, alla salute e alla protezione. In particolare, donne e ragazze sono esposte a un aumento dei rischi di violenza, sfruttamento e abusi, mentre devono sostenere un carico crescente di responsabilità familiari in condizioni estremamente precarie.

La situazione oggi

Oggi l’emergenza si è in parte attenuata, ma non è finita.

Nella provincia di Oddar Meanchey, circa 348 famiglie vivono ancora nei campi di Kouk Morn e Batt Thkaov: oltre 1.300 persone, tra cui moltissimi bambini.

Durante il picco erano oltre 3.000 famiglie: molte sono rientrate, ma le più vulnerabili restano ancora nei campi.

Le condizioni restano difficili:

  • nessuna fonte di reddito stabile
  • dipendenza dagli aiuti umanitari
  • accesso limitato a acqua, servizi igienici ed elettricità
  • rischio sanitario elevato, soprattutto con le piogge

Nei campi sono attivi spazi educativi temporanei, frequentati da almeno 84 bambini, ma le condizioni rendono difficile garantire continuità.

In questo contesto, noi di ActionAid, insieme ai partner locali, continuiamo a essere presenti nei campi per sfollati, dove seguiamo da vicino le famiglie evacuate. Il lavoro quotidiano si concentra sul monitoraggio costante delle loro condizioni, sulla valutazione dei bisogni più urgenti e sull’assistenza umanitaria immediata. Rivolgiamo particolare attenzione alle persone più vulnerabili, in particolare donne, bambini e anziani.

Il contesto resta instabile, ma continuiamo a operare in stretto coordinamento con le autorità locali per garantire sicurezza, assistenza e informazioni affidabili alle comunità coinvolte. Continuiamo inoltre a chiedere con forza il rispetto del cessate il fuoco e una soluzione pacifica del conflitto.

Il nostro intervento

Fin dai primi giorni dell’emergenza, noi di ActionAid siamo intervenuti insieme ai partner locali per rispondere ai bisogni più urgenti, in un contesto in cui migliaia di famiglie avevano perso tutto nel giro di poche ore.

Abbiamo raggiunto oltre 3.500 famiglie sfollate con aiuti immediati, tra cui:

Con il passare dei mesi, il nostro intervento si è adattato a una crisi che non è più solo emergenziale. Oggi, nei campi di Kouk Morn e Batt Thkaov, continuiamo a lavorare ogni giorno per garantire condizioni di vita più dignitose e sicure, assicurando l’accesso ad acqua pulita, supportando i servizi igienici e promuovendo attività di sensibilizzazione su salute, protezione e violenza di genere.

Allo stesso tempo sosteniamo l’istruzione dei bambini e dei ragazzi per contrastare l’abbandono scolastico e stiamo avviando attività come piccoli orti nei campi, che permettono alle famiglie di integrare il cibo disponibile e iniziare a recuperare un minimo di autonomia.

Nonostante questi interventi, i bisogni restano elevati e molte famiglie dipendono ancora dagli aiuti umanitari. Senza un miglioramento stabile della situazione, il rischio è che questa condizione si prolunghi nel tempo.

Continuiamo a essere presenti ogni giorno accanto alle comunità colpite, monitorando da vicino l’evolversi della situazione e adattando il nostro intervento ai bisogni che cambiano.