La situazione umanitaria a Gaza e in Palestina oggi – ActionAid

Ultimo aggiornamento: aprile 2026

La situazione umanitaria a Gaza e in Palestina oggi

Ultimi aggiornamenti dal campo

Nonostante l’entrata in vigore del cessate il fuoco nell’ottobre 2025, a Gaza la violenza non si è mai fermata. Attacchi aerei, bombardamenti e sparatorie continuano a mettere quotidianamente in pericolo la popolazione civile, aggravando una crisi già estrema. Oltre metà della Striscia resta sotto presenza militare israeliana, in aree dove l’accesso è fortemente limitato o vietato anche agli aiuti umanitari, alle infrastrutture essenziali e ai terreni agricoli. Questo rende estremamente difficile fornire assistenza, ostacola la distribuzione di beni salvavita e limita ulteriormente l’accesso delle persone a servizi fondamentali come acqua, cibo e cure mediche.

In questo contesto, le persone continuano a essere costrette a spostarsi a causa del susseguirsi di ordini di evacuazione. Oggi circa 800.000 persone — quasi il 40% della popolazione — vivono in aree a rischio allagamenti, spesso senza ripari adeguati, mentre le condizioni meteorologiche peggiorano ulteriormente la situazione.

L’inverno, con le sue piogge intense, ha aggravato una situazione già estremamente fragile, esponendo oltre 1,28 milioni di persone a un urgente bisogno di riparo e beni essenziali. Gli allagamenti hanno già colpito decine di migliaia di persone, lasciandole senza un riparo sicuro. Famiglie già sfollate si trovano così a perdere tutto ancora una volta.

A pagare il prezzo più alto sono i bambini e le bambine: oltre 740.000 non hanno accesso regolare all’istruzione e più di 27.000 insegnanti sono stati colpiti dalla crisi. Le scuole, spesso danneggiate o distrutte, non riescono più a garantire continuità educativa né spazi sicuri. Senza accesso all’istruzione, i più giovani perdono non solo opportunità di apprendimento, ma anche protezione, stabilità e supporto psicosociale. Un’intera generazione rischia così di essere privata del proprio diritto allo studio e di vedere compromesso il proprio futuro.

I bisogni umanitari sono enormi e in continua crescita. Oltre 120.000 donne in gravidanza necessitano assistenza sanitaria urgente, spesso impossibile da garantire a causa della distruzione delle strutture e della carenza di servizi. Allo stesso tempo, circa 1,2 milioni di persone hanno bisogno di supporto contro la violenza di genere, un fenomeno in aumento in contesti di sfollamento, insicurezza e condizioni di vita precarie, dove donne e ragazze risultano particolarmente esposte e prive di protezione adeguata.

Il conflitto si estende in Medio Oriente e peggiora la crisi in Palestina

La situazione si è ulteriormente aggravata con la recente escalation del conflitto in Medio Oriente, che si innesta su una crisi umanitaria già profonda in Palestina. Dopo gli attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio 2026, che hanno causato la morte della guida suprema iraniana e di altri alti funzionari, il conflitto si è rapidamente esteso, trasformandosi in una guerra regionale che coinvolge più Paesi. In risposta, l’Iran ha lanciato attacchi su larga scala con missili e droni contro Israele e contro asset militari statunitensi in diversi Stati del Golfo, ampliando il fronte del conflitto a Paesi come Libano, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq, Giordania e Arabia Saudita.

In questo scenario, la Palestina si trova al centro di una crisi nella crisi. In Cisgiordania, le restrizioni alla mobilità e i checkpoint continuano a limitare fortemente gli spostamenti, mentre si registra un aumento della violenza dei coloni, con attacchi anche nelle aree di Ramallah e Nablus. Il deterioramento della sicurezza, aggravato dall’intensificarsi degli attacchi nella regione, contribuisce a una diffusa insicurezza e alla paralisi di molte attività quotidiane, inclusa la possibilità di ripresa delle attività scolastiche.

Nella Striscia di Gaza, la situazione umanitaria continua a peggiorare: la chiusura prolungata dei valichi e la loro riapertura solo parziale limitano fortemente l’ingresso degli aiuti, con un numero insufficiente di camion umanitari rispetto ai bisogni. I continui attacchi aerei e i bombardamenti causano ulteriori vittime civili, mentre le condizioni di vita diventano sempre più insostenibili.

La popolazione palestinese continua così a subire le conseguenze devastanti di un conflitto iniziato nell’ottobre 2023, oggi ulteriormente aggravato da una crisi regionale che amplifica bisogni, vulnerabilità e rischi. L’incertezza resta alta e cresce la preoccupazione che le ostilità possano protrarsi ancora nelle prossime settimane, aumentando ulteriormente la pressione su comunità già allo stremo.

Noi di ActionAid, insieme ai nostri partner locali, stiamo già intervenendo dove l’accesso lo consente, supportando le persone sfollate nei rifugi collettivi, distribuendo beni essenziali e assistenza in denaro e garantendo servizi di protezione per donne e ragazze.

I nostri colleghi in Giordania, Libano e Palestina continuano a monitorare la situazione e a portare avanti gli interventi umanitari nelle aree accessibili, adattando le attività per assicurare la continuità degli aiuti. Allo stesso tempo, rafforziamo il coordinamento con le autorità locali e gli attori umanitari, preparandoci ad ampliare la risposta di fronte a bisogni in rapido aumento.

Il nostro intervento a Gaza e in Palestina, fino ad oggi

Dall’inizio del conflitto, noi di ActionAid insieme ai nostri partner locali abbiamo raggiunto complessivamente più di 676.000 persone, portando aiuti concreti a chi vive ogni giorno le conseguenze della crisi. Continuiamo a essere al fianco delle comunità colpite, sostenendo le persone più vulnerabili e rispondendo ai bisogni più urgenti, mentre la situazione resta critica e in continua evoluzione.

Qui di seguito, i numeri aggiornati dei risultati del nostro intervento:

Continuiamo a lavorare per far entrare aiuti umanitari a Gaza attraverso corridoi umanitari dedicati, nonostante le forti restrizioni all’accesso. Nelle ultime settimane siamo riusciti a far arrivare alcuni convogli con kit igienici e beni essenziali, anche se in quantità limitate. Allo stesso tempo, siamo pronti ad aumentare rapidamente le consegne e ampliare la risposta umanitaria non appena le condizioni di accesso lo permetteranno. Continuiamo inoltre a chiedere con forza l’apertura totale dei valichi per garantire l’ingresso degli aiuti e il rispetto del cessate il fuoco, condizioni fondamentali per proteggere la popolazione civile.

Approfondisci la crisi in Medio Oriente

La crisi in Medio Oriente continua ad aggravarsi, con conseguenze sempre più gravi per milioni di persone. 

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