Il mio futuro, la mia voce – ActionAid

Marzo 2026

Il mio futuro, la mia voce

Nel mondo ancora oggi oltre 650 milioni di donne e ragazze sono state costrette a sposarsi prima dei 18 anni.
Dietro questo numero ci sono infanzie interrotte, scuole abbandonate, sogni sospesi.

Eppure, se si ascoltano le ragazze, il loro desiderio è chiaro: vogliono studiare, lavorare, costruire il proprio futuro. Vogliono scegliere.

Da questa consapevolezza nasce la campagna Call for Girls – My Future, My Voice.

Un invito diretto a bambine e ragazze coinvolte nei programmi di sostegno a distanza e nei progetti in cui lavoriamo: scrivere, disegnare, raccontare cosa significa per loro poter costruire il proprio futuro ed essere libere di decidere quando e se sposarsi.

Abbiamo chiesto di immaginare il domani che desiderano, di descrivere la vita che sognano per sé e per le altre ragazze, di raccontare cosa le fa sentire forti e capaci di difendere i propri diritti.

Una campagna che parte dalle loro parole e che vuole farle ascoltare a tutto il mondo.

Non restiamo in silenzio, gridiamo, lottiamo, l’oscurità si arrende alla nostra luce radiosa.

- Nitya, 14 anni, Nepal

Hanno risposto bambine e adolescenti da Nepal, Bangladesh, Malawi, India, Nigeria e Tanzania. 
Sono arrivati centinaia di disegni, lettere, poesie. In quei fogli compaiono i loro desideri, cosa vogliono fare da grandi, comunità più giuste.

Emmar, 14 anni dal Malawi, sa che il futuro è nelle sue mani perché la sua ambizione è diventare un’insegnante per aiutare il suo Paese a crescere; Elinati di anni ne ha 16 e vuole fare la pilota d’aerei; Salma, 13 anni, vive in Tanzania e vuole diventare una giocatrice di calcio; Funny a 18 vuole diventare un’agente di polizia per combattere la corruzione e proteggere le ragazze.

(Puoi cliccare sulle immagini per vederle nella loro interezza).

Nei disegni e nelle lettere c’è determinazione e consapevolezza. Concetti difficili da esprimere in Paesi in cui i matrimoni forzati sono ancora una consuetudine e le donne hanno meno diritti fin da bambine.

Per questi motivi, le risposte che abbiamo ricevuto dalle bambine e dalle ragazze coinvolte nei progetti in cui lavoriamo, sono ancora più straordinarie!

Alcune di loro scrivono alle famiglie o i leader delle loro comunità, chiedendo di poter continuare a studiare, di poter scegliere quando sposarsi, di poter costruire una vita indipendente. 

Cari leaders, vivo in un piccolo villaggio. Alcune ragazze che conosco si sono già sposate. Io non voglio che la mia storia sia questa...se mi sposo tutti i miei sogni avranno fine.

- Goodness, 12 anni, Nigeria

Immagini di sbarre e catene,  ragazze in abito da sposa contrapposte a studentesse con la divisa scolastica. 

Il matrimonio precoce non è una scelta libera. È spesso il risultato di povertà, disuguaglianze di genere e norme sociali che limitano le opportunità delle ragazze.
E quando una bambina si sposa troppo presto, aumenta il rischio di abbandono scolastico, gravidanze precoci, violenza e dipendenza economica.

Il lavoro di ActionAid: prevenire significa costruire alternative

I NUMERI NEL MONDO

Le spose bambine si trovano in ogni regione del mondo, è un problema globale le cui cause sono legate alla cultura patriarcale, oggi diventa ancora più diffuso a causa della povertà estrema, durante le crisi umanitarie, le catastrofi climatiche e gli sfollamenti forzati. I tassi più elevati si registrano nell’Africa sub-sahariana — in Paesi come il Niger (76%) e la Repubblica Centrafricana (61%) — e nell’Asia meridionale — in Paesi come il Bangladesh (51%) e l’India (23%). Le ragazze a volte vengono rapite con violenza e costrette a sposare i propri rapitori, spesso uomini molto più anziani di loro.
Oggi una giovane donna su cinque, tra i 20 e i 24 anni, è stata sposata da bambina. Nonostante i passi avanti fatti in diversi paesi, i ritmi di riduzione del fenomeno indicano che ci vorranno altri 300 anni per eliminare completamente i matrimoni precoci.

Fermare i matrimoni precoci significa creare condizioni diverse, reali e sostenibili, per le ragazze e le loro famiglie. Vuol dire far acquisire la possibilità di scegliere, con percorsi a lungo termine costruiti insieme alle comunità.

Per prevenire il matrimonio precoce lavoriamo su più fronti:

  • sensibilizzazione delle comunità, coinvolgendo famiglie, insegnanti, leader religiosi e autorità locali
  • accesso all’istruzione, perché restare a scuola è uno dei fattori di protezione più forti per le ragazze
  • spazi sicuri e protezione, dove le adolescenti possano trovare ascolto e supporto
  • empowerment economico delle famiglie, per ridurre la pressione della povertà che spesso spinge a matrimoni imposti

Ad esempio in Bangladesh, nel distretto di Kurigram, in meno di un anno un progetto dedicato all’empowerment delle ragazze ha mostrato quanto il cambiamento sia possibile quando si lavora in rete con il territorio. Sono state raggiunte 2.400 adolescenti, attivati 3 comitati di prevenzione per ragazze a rischio, e prevenuti direttamente 18 matrimoni precoci grazie al lavoro dei gruppi di ragazze e della comunità.

In Uganda, attraverso centri antiviolenza e spazi sicuri come quello di Katakwi, donne e ragazze ricevono supporto psicologico e legale, mentre le comunità vengono coinvolte in attività di prevenzione. Solo negli ultimi mesi, centinaia di persone sono state raggiunte con attività di sensibilizzazione e cliniche mobili e decine di casi di violenza e matrimoni forzati sono stati intercettati e seguiti.

Bambine protagoniste

Attraverso la “Call for Girls” abbiamo voluto dare spazio ai  disegni e alle voci della bambine riconoscendole come protagoniste, non solo come destinatarie di un messaggio.

È parte di un percorso più ampio che abbiamo avviato con la campagna I’ll Marry When I Want, che ribadisce con forza: il matrimonio deve essere una scelta, non un destino imposto.

La campagna I’ll Marry When I Want nasce proprio da qui: bambine dei progetti in cui lavoriamo che diventano protagoniste del video in cui recitano una poesia scritta da Eileen Piri, una ragazza tredicenne del Malawi, e distruggono simboli e oggetti legati ai matrimoni. 

Ed è la loro forza che emerge potente dal video: sono loro a rivendicare il diritto di decidere il proprio futuro.

🎥 Guarda il video della campagna I’ll marry when I want”.

 

Il video della campagna I’ll Marry When I Want, insieme ai disegni e alle lettere raccolti attraverso la Call for Girls, è oggi parte di un’esposizione visitabile al MUPA – Museo del Patriarcato a Milano, fino al 21 marzo.

L’installazione mette al centro le parole e le immagini delle ragazze, trasformando la loro voce in uno spazio pubblico di condivisione e riflessione.

👉 Informazioni e dettagli sulla visita su  MUPA Milano 2026: Museo del Patriarcato | ActionAid Italia