Donne di Gaza: gli ultimi aggiornamenti – ActionAid

Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2025

⚠️ Emergenza a Gaza

Aggiornamenti dal campo

Il 19 gennaio è stato raggiunto l’accordo per il cessate il fuoco tra Hamas e Israele, ma la realtà sul campo resta drammatica. Nonostante nella prima fase di sei settimane del cessate il fuoco siano entrati a Gaza in media 600 camion di aiuti al giorno, il bisogno umanitario resta immenso.

Questa tregua è percepita come un primo respiro dopo 17 mesi di violenze incessanti, mesi in cui le donne hanno portato il peso più grande della guerra, subendone le conseguenze in modo disproporzionato. Accogliamo con favore la liberazione dei prigionieri palestinesi e degli ostaggi israeliani. Ma non possiamo fare a meno di pensare a quante vite si sarebbero potute salvare se questo accordo fosse stato raggiunto prima da parte della comunità internazionale.

Noi di ActionAid continuiamo a ribadire la necessità di un cessate il fuoco permanente, ma questa tregua temporanea deve essere solo il primo passo verso quella direzione. Chiediamo con urgenza la protezione di tutti i civili, e il rispetto del diritto dei palestinesi a vivere in pace, in sicurezza e a decidere per il proprio futuro.

Le donne, in prima linea in questa crisi, sono costrette a sostenere il peso maggiore del conflitto. Su di loro ricade la responsabilità di curare i feriti, affrontare la distruzione delle case, il collasso delle infrastrutture pubbliche e sanitarie, la mancanza di acqua potabile, cibo e medicine, mentre si fanno carico anche del trauma emotivo e del dolore della comunità.

Per questo le donne e le ragazze palestinesi, insieme alle organizzazioni guidate da donne che le sostengono, devono essere messe al centro di ogni decisione sul futuro di Gaza e la sua ricostruzione. Senza di loro e senza il loro ruolo attivo nel processo, non si può davvero pensare a un futuro giusto e sicuro per tutti e tutte.

I numeri della crisi, ad oggi:

Gaza: una delle zone più pericolose al mondo per le donne

Dal mese di ottobre 2023, gli attacchi militari israeliani hanno causato la morte di 12.048 donne a Gaza, ma il numero reale potrebbe essere ben più alto. L’ultimo anno ha visto più donne e bambini uccisi dall’esercito israeliano rispetto a qualsiasi altro conflitto degli ultimi vent’anni.

Gli ospedali sono stati sistematicamente colpiti, e l’accesso alle cure sanitarie è stato gravemente limitato dalle forze israeliane. La carenza di forniture mediche ha aggravato ulteriormente la situazione, mettendo in grave pericolo circa 50.000 donne incinte e 20.000 neonati. Attualmente, solo 9 dei 17 ospedali parzialmente funzionanti e quattro ospedali da campo riescono ancora a offrire servizi di maternità (OMS). I medici dell’ospedale della fondazione Al-Awda, nostro partner sul campo, segnalano un preoccupante aumento del 300% degli aborti spontanei, dovuto alla fame, allo stress e ai continui sfollamenti.

Il 95% delle donne incinte e in allattamento vive una grave povertà alimentare, aggravando ulteriormente le complicazioni in gravidanza e nel periodo post-parto. Circa 50.000 donne incinte a Gaza sono attualmente private di cure mediche salvavita. Entro il prossimo mese sono previsti circa 4.000 parti, ma circa 15.000 donne sono già in condizioni di estrema denutrizione, prossime alla carestia. Molte di queste dovranno affrontare cesarei e operazioni d’emergenza senza anestesia, analgesici o strumenti sterilizzati.

Inoltre, la carenza di carburante sta impedendo il funzionamento ed il rifornimento di attrezzature mediche e farmaci essenziali per le gravidanze ad alto rischio. Alcune donne sono state costrette a raggiungere l’ospedale a piedi, visto che senza carburante non era possibile utilizzare mezzi di trasporto.

Iman, una donna di 27 anni di Gaza, è una di queste. Durante la guerra, ha affrontato una gravidanza in condizioni disperate, senza assistenza medica adeguata, con scarsità di cibo e costretta a vivere in un rifugio precario. “La mia salute è peggiorata dopo il primo trimestre. Vivere nelle tende e in queste condizioni mi ha fatto ammalare. Era insopportabile, nessuno avrebbe potuto sopportarlo”, racconta Iman.

Quando è stato annunciato il cessate il fuoco, Iman si trovava al nono mese di gravidanza. Ha percorso a piedi la lunga distanza dal sud al nord di Gaza per tornare a casa. Al suo arrivo, ha trovato la sua abitazione distrutta e ora vive con la sua famiglia in una stanza dell’ospedale della fondazione Al-Awda.

Le donne sono state le eroine silenziose degli ultimi 18 mesi a Gaza, in prima linea nella risposta umanitaria. Nonostante i gravi pericoli, hanno continuato a sostenere le loro comunità, assicurandosi che i bisogni di donne e ragazze non venissero ignorati” ci racconta Riham Jafari, coordinatrice di Advocacy e Comunicazione per ActionAid Palestina.

Così le operatrici e attiviste dell’associazione Wefaq – nostra organizzazione partner sul campo che si occupa di diritti delle donne – nonostante i bombardamenti, si spostano tra i rifugi per offrire consulenze legali e corsi di orientamento, anche a rischio della propria sicurezza.

I “servizi essenziali” non si limitano a sanità, cibo, acqua e rifugi, ma includono l’accesso alla giustizia, un pilastro fondamentale per costruire luoghi sicuri per i più vulnerabili, come donne e bambini. In assenza di istituzioni funzionanti, organizzazioni come Wefaq hanno dovuto colmare il vuoto, garantendo supporto legale e difesa dei diritti.

Non ci sono più tribunali, la maggior parte delle sedi è stata bombardata. Tutti gli archivi legali sono andati distrutti, compresi documenti di identificazione e fascicoli di cause pendenti. L’assenza di giustizia ha portato a un aumento della violenza contro le donne” dice Randa, avvocata dell’Associazione. “Molti uomini hanno smesso di riconoscere i diritti delle loro mogli, come il mantenimento o il sostegno ai figli, perché non ci sono più autorità in grado di far rispettare la legge.

Gestire il ciclo mestruale in condizioni estreme a Gaza

Per le donne e le ragazze di Gaza, affrontare il ciclo mestruale è diventato un’impresa quasi impossibile. I prodotti igienici sono ormai introvabili nei mercati locali e, quando disponibili, i prezzi hanno livelli proibitivi. In questa situazione di emergenza, molte donne sono costrette a riutilizzare gli stessi prodotti per giorni o a ricorrere a soluzioni pericolose, come pezzi di tende improvvisate.

La maggior parte della popolazione, ormai sfollata e ammassata in aree sovraffollate, vive in condizioni di estremo disagio. Più di un milione di donne e ragazze a Gaza non ha accesso a acqua sicura né a prodotti essenziali per l’igiene. La privacy è inesistente dal momento che centinaia di persone sono costrette a condividere un unico bagno o una doccia

Nonostante la gravità di questa crisi, le autorità israeliane continuano a bloccare l’ingresso di assorbenti e kit igienici femminili nei convogli umanitari. Ogni mese sarebbero necessari almeno 10 milioni di assorbenti usa e getta o 4 milioni di assorbenti riutilizzabili per soddisfare i bisogni di circa 690.000 donne e ragazze a Gaza.

Il nostro intervento, fino ad oggi

Grazie alla stretta collaborazione con i nostri partner locali, ai colleghi sul campo e al supporto dei nostri sostenitori, continuiamo a sostenere una le donne e le comunità di una popolazione che, nonostante le ferite, resiste.

Qui di seguito, i numeri aggiornati dei risultati del nostro intervento: