22 gennaio 2025
Escalation di violenza ad Haiti
Haiti si trova al centro di una profondissima crisi umanitaria e di sicurezza, acuita dalla violenza di bande criminali, dall’instabilità politica, dai disastri naturali e da una grave crisi economica.
Nel 2024, circa 5,5 milioni di haitiani – su una popolazione totale di 11 milioni – hanno avuto bisogno di assistenza umanitaria, un dato in aumento rispetto ai 5,2 milioni dell’anno precedente (OCHA). Gang criminali – gruppi armati non militari molto radicati nel Paese – controllano le strade, il carburante è scarso e i rapimenti sono all’ordine del giorno.
La situazione è drammatica sia nelle aree urbane che rurali, con la capitale, Port-au-Prince, e le zone circostanti in preda al caos e al controllo delle gang che hanno esteso con violenza il loro potere approfittando del progressivo indebolimento del governo. La brutalità delle loro azioni ha lasciato un bilancio devastante: dal gennaio scorso, la violenza ha provocato più di 5.600 vittime, con numerosi episodi di violenza sessuale.
Le atrocità subite da donne e ragazze sono gravissime. Stupro e violenza sessuale sono dilaganti, con i colpevoli che agiscono quasi sempre nell’impunità più totale. Le donne vengono aggredite nelle loro case, per strada e persino sui mezzi pubblici. Tra gennaio e ottobre, sono stati segnalati oltre 5.400 casi di violenza di genere, il 72% dei quali ha riguardato violenze sessuali. Questi dati, già allarmanti, rappresentano solo una piccola parte del bilancio reale.
ll contesto della crisi
La spirale di violenza e caos che sta soffocando Haiti ha avuto inizio con l’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021. Da allora, le bande hanno progressivamente conquistato potere, influenzando la vita politica, economica e sociale del paese.
Nel 2024, per impedire l’arrivo della missione internazionale di sicurezza, hanno costretto alle dimissioni l’allora primo ministro Ariel Henry, bloccandolo al suo rientro da un viaggio all’estero.
Nonostante il successivo avvio di una missione di sicurezza internazionale sostenuta dalle Nazioni Unite, la violenza delle bande non si è fermata. Anzi, queste organizzazioni criminali hanno consolidato il loro potere, e dicembre 2024 è stato segnato da episodi di violenza particolarmente cruenti. Nel villaggio di Jérémie, nel dipartimento di Grande Anse a ovest del Paese, il leader della banda Mikanor ha guidato un massacro che ha causato la morte di almeno 207 persone in soli cinque giorni. La popolazione vive ormai in una paura costante, priva di protezione e speranza.
Più di 1 milione di haitiani sono stati costretti a lasciare le proprie case, e oltre la metà di loro sono bambini. La maggior parte degli sfollati, ha trovato rifugio nelle province, con la regione del Grand Sud che ospita il 45% del totale.
A Port-au-Prince, la capitale, risiede un quarto degli sfollati, in condizioni di sovraffollamento e con accesso limitato ai servizi di base.
Le comunità ospitanti sono al limite, con risorse alimentari carenti che vanno ad aggravare una crisi alimentare drammatica: più di 5 milioni di persone soffrono la fame.


L'istruzione a rischio
L’istruzione rischia di essere un sogno infranto per un’intera generazione di bambini e ragazzi. Con la riapertura delle scuole il 1° ottobre, gli studenti haitiani si sono trovati di fronte a classi sovraffollate, con centinaia di scuole rimaste chiuse perché trasformate in rifugi per le famiglie sfollate e centinaia di insegnanti sono scappati abbandonando il paese.

Più 156.000 bambini sono stati privati del diritto all’istruzione, costretti a vivere in un clima di paura costante alimentato dalle continue minacce dei gruppi armati. L’ondata di violenza ha inoltre innescato una crisi di salute mentale tra di loro, portando a un aumento dell’aggressività e a profondi disagi emotivi.
In un contesto segnato dalla mancanza di accesso all’istruzione, dalla povertà diffusa e dal collasso dei servizi essenziali, i bambini rappresentano le vittime più vulnerabili.
Questa fragilità li rende facile preda per il reclutamento da parte dei gruppi armati. Nell’ultimo anno, il numero di minori coinvolti è aumentato del 70%, tanto che ormai si stima che circa la metà dei membri delle bande criminali sia composta da minorenni.
Lavorare nella crisi : la nostra risposta
Il clima di estrema insicurezza sta gravemente ostacolando gli aiuti umanitari, con il personale delle ONG esposto a frequenti minacce armate e accuse di collaborare con la polizia, rendendo sempre più difficile operare nelle comunità colpite.
La crisi di sicurezza, combinata con l’alta inflazione e la carenza di carburante, ha fatto lievitare i costi logistici e operativi, ritardando la consegna degli aiuti e complicando le operazioni sul campo. Di fronte a queste difficoltà, molte organizzazioni, incluse le Nazioni Unite, sono state costrette a ridurre drasticamente le loro attività.

Anche i nostri colleghi di ActionAid Haiti e i partner locali hanno risentito fortemente della situazione, che ha avuto un impatto significativo sui programmi. Per seguire i progetti e svolgere visite nelle comunità, il personale è spesso costretto a utilizzare il trasporto aereo o a fare lunghe deviazioni, aumentando i consumi e il carico di lavoro.
È stato necessario riadattare le attività, incluse quelle del programma di sostegno a distanza, così da poter portare avanti un lavoro che si adatti alle sfide a cui questa crisi ci mette davanti, garantendo la sicurezza dei bambini sostenuti a distanza e delle loro famiglie. Grazie al supporto dei nostri sostenitori, oltre a garantire l’accesso alla sicurezza alimentare e ai mezzi di sussistenza delle comunità, le nostre attività si concentrano con particolare attenzione sui giovani e sulle donne.
Per parlare dei loro diritti e diffondere consapevolezza, le ragazze utilizzano la radio comunitaria, aperta grazie al nostro supporto. A dicembre 2024, 200 donne e ragazze sfollate hanno organizzato un sit-in per chiedere la protezione dei loro diritti, dopo una giornata di sensibilizzazione organizzata con loro. Queste donne si mobilitano nelle loro comunità, per costruire insieme un futuro libero dalla violenza.
Cosa abbiamo fatto
Le attività che realizziamo si adattano alle esigenze specifiche delle diverse aree in cui operiamo, tenendo conto delle condizioni e delle sfide locali. In alcune zone, le priorità restano gli interventi di emergenza, come la distribuzione di cibo, acqua e rifugi. In altre comunità, invece, il lavoro può essere portato avanti senza particolari interruzioni, permettendoci di concentrare le risorse su interventi altrettanto fondamentali, come promuovere l’istruzione, sviluppare progetti di agroecologia e combattere la violenza di genere. Questo approccio flessibile ci consente di rispondere in modo più efficace alle diverse necessità del territorio.
- Abbiamo costruito 3 nuove aule presso la scuola di Deyes de la Cruz, che si aggiungono ad altre aule che avevamo già costruito nel 2011. Ogni anno, 370 studenti che vivono in aree rurali hanno accesso all'istruzione primaria.
- Assistenza economica per supportare 2.337 famiglie che affrontano una grave insicurezza alimentare a Marigot e Belle-Anse (nel sud-est).
- Rafforzamento dei mezzi di sussistenza agricoli attraverso distribuzione di cibo e colture resilienti e agroecologiche per 700 famiglie in stato di insicurezza alimentare.
- Attività di sensibilizzazione guidate da donne per educare le comunità su salute riproduttiva, prevenzione della tratta, violenza di genere e mascolinità tossica, utilizzando anche la radio comunitaria per diffondere informazioni nelle aree remote.
Questi interventi non sono limitati alle aree rurali dove operiamo con i progetti di sostegno a distanza ma in tutte le zone del Paese coinvolte negli scontri, dove c’è maggior bisogno.
La crisi in corso richiede un intervento umanitario urgente per rispondere con efficacia alle esigenze delle comunità e offrire alle persone la possibilità di vivere un presente dignitoso e poter sperare in un futuro di pace.