
Ultimo aggiornamento: ottobre 2024
Un anno di guerra in Palestina
È passato un anno dall’inizio della guerra in Palestina, un anno che ci ha colpiti nel profondo. Ogni giorno sembra alzare l’asticella del dolore, lasciandoci con la paura che il peggio debba ancora arrivare.
Il 7 ottobre 2023, l’attacco di Hamas ha causato oltre 1.205 vittime e 200 ostaggi, innescando la dichiarazione di guerra da parte d’Israele. Da quella data Gaza è sotto assedio, e nessun luogo è al sicuro. Ma le ferite del popolo palestinese affondano ben oltre questa data.
Da 57 anni, l’occupazione israeliana della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e della Striscia di Gaza, nega ai palestinesi i loro diritti fondamentali. Questa oppressione sistematica ha inciso cicatrici indelebili, intaccando ogni aspetto della vita quotidiana, soffocando speranze e sogni di un futuro più giusto. A Gaza, 800.000 bambini non hanno mai conosciuto un’infanzia normale, vivendo tra posti di blocco e restrizioni che limitano la loro libertà e qualsiasi attività quotidiana.
Ma è da un anno, dal 7 ottobre scorso, che le violenze si sono ulteriormente intensificate. Dalla terra, dal mare, i bombardamenti israeliani colpiscono senza sosta, devastando case, scuole, ospedali. La popolazione civile è allo stremo: ad oggi, 41.000 persone, di cui oltre 16.500 bambini, hanno perso la vita, e l’86% degli abitanti è stato evacuato con la forza.
Nemmeno la cosiddetta “zona umanitaria sicura” – in cui 1,2 milioni di persone sono costrette a sopravvivere in condizioni disumane – sfugge agli attacchi, rendendo critica la distribuzione di aiuti e cibo. Gli aiuti arrivano, ma non bastano; a Gaza, i mercati sono vuoti e i prezzi alle stelle.

La popolazione, già allo stremo, si trova ad affrontare una crisi senza precedenti: il 96% delle persone vive in grave insicurezza alimentare, in una costante incertezza su come procurarsi il cibo, e il 22% è in condizione di estrema carenza di cibo, in cui non si riesce a soddisfare nemmeno i bisogni alimentari minimi per sopravvivere.
Il 16 agosto 2024 è stato confermato il primo caso di poliomielite a Gaza dopo 25 anni. Nonostante l’avvio della campagna vaccinale, le limitazioni alla mobilità e le difficoltà nel mantenere la catena del freddo ne stanno compromettendo l’efficacia, mettendo a rischio la salute di migliaia di bambini.
Nel frattempo, una vasta operazione militare – denominata controversamente “Summer Camp” – colpisce duramente grandi città e campi profughi del nord della Cisgiordania, tra cui Jenin, Farah e Tulkarem, distruggendo strade, acquedotti, centrali elettriche.
Noi di ActionAid, mentre tutto questo accadeva, eravamo lì. Ci siamo stati, ci siamo ora e ci saremo ancora. E possiamo esserci grazie a persone straordinarie: i nostri collaboratori, donne e uomini, giovani pieni di coraggio, che ogni giorno ci permettono di essere in prima linea, di stare al fianco della popolazione.
Vogliamo dare luce al loro contributo, in particolare quello dei giovani operatori umanitari. Lavorano in condizioni durissime, affrontando pericoli e difficoltà che nessuno dovrebbe vivere, ma non si arrendono.
L’ impegno dei nostri colleghi è una testimonianza di speranza, di umanità e di una volontà incrollabile di costruire un futuro migliore, nonostante tutto.

I nostri colleghi sul campo
Con questo articolo, vogliamo non solo raccontarti qual è stato il nostro intervento nell’emergenza dell’ultimo anno, ma soprattutto dare voce ai nostri colleghi che in Palestina ci lavorano e ci vivono, a chi ancora sogna e lotta per un futuro in cui ogni persona possa finalmente decidere del proprio destino. Leggerai le parole di Tasneem, Buthaina, Khalid e il dottor Salha, del loro lavoro sul campo, dei loro sogni di una giustizia futura e di un riscatto sociale. Un riscatto che forse non vedranno con i loro occhi, ma che sperano con tutto il cuore di lasciare ai loro figli e alle generazioni che verranno. È volontà di non essere passivi, di non subire o accettare un destino che sembra già scritto da altri.
Le loro parole ci ricordano ogni giorno che la speranza, anche nei momenti più bui, è una scelta di resistenza. Il loro impegno è la testimonianza viva di una comunità che, nonostante l’oppressione, continua a lottare per un futuro di libertà e giustizia.
Questa è la loro battaglia ed è anche la nostra.

Tasneem
Tasneem è una giovane ragazza di 23 anni, lavora come traduttrice e mediatrice per PNGO (la rete di Organizzazioni non governative Palestinesi), partner di ActionAid a Gaza. Dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, ha visto da vicino l'“immensa sofferenza e dolore” vissuti dalla popolazione di Gaza, un'esperienza che l'ha spinta a schierarsi in prima linea per la sua comunità.
"Essere qui, ogni giorno, mi motiva a fare del mio meglio con le risorse che ho a disposizione", afferma con determinazione. Laureatasi solo due mesi prima del 7 ottobre, Tasneem trova ispirazione nelle ONG locali, che descrive come i “primi soccorritori” in questa emergenza. Non lo considera semplicemente un lavoro, ma un percorso di crescita personale:
“Ho solo 23 anni, e credo che questo sia il momento per costruire la mia identità e il mio carattere”, riflette. "Aiutare il mio popolo è anche una terapia per me, mi aiuta a guarire e a non aspettare di venire uccisa nel loro 'tempo libero'. La domanda che mi guida è: essere o non essere ".

Buthaina
Buthaina Subeh, direttrice di Wefaq, partner di ActionAid a Gaza, guida con coraggio la risposta umanitaria per le donne e le famiglie sfollate dalla guerra. Oggi, Buthaina si trova in Egitto per ricevere cure mediche, ma fino a poco tempo fa, il 6 maggio scorso, era sotto i pesanti bombardamenti che hanno colpito Rafah. Gli ordini di evacuazione hanno costretto 450.000 persone a spostarsi verso Khan Younis e Deir Al Balah, Buthaina e le operazioni di Wefaq sono state rallentate. Molti membri del suo team hanno perso la casa e si sono rifugiati in aree come Al-Mawasi.
“Uscire di casa per fornire aiuti, lasciando le nostre famiglie, è una delle sfide più grandi. Viviamo costantemente nella paura, chiedendoci se torneremo“.
Oltre alle difficoltà operative, Buthaina condivide il peso emotivo del suo lavoro: “Soffriamo di ansia, il nostro sonno è disturbato dalla paura costante“. Per Buthaina, il suo non è solo un lavoro: “Ogni passo che facciamo è segnato dalla paura, ma non possiamo fermarci. Il nostro impegno è più forte di tutto“.

Dottor Mohammed Salha
Il dottor Mohammed Salha, direttore ad interim dell'ospedale Al Awda nel nord di Gaza, guida una campagna cruciale di vaccinazione antipolio.
Tuttavia, la situazione è complessa: le restrizioni imposte dall'esercito israeliano hanno causato una grave carenza di carburante, essenziale per mantenere operativi i centri sanitari e garantire la catena del freddo necessaria per la conservazione e distribuzione dei vaccini.
“Affrontiamo sfide enormi a causa della necessità di mantenere il vaccino nella catena del freddo e della carenza di carburante”, spiega il dottor Salha.
“L’esercito israeliano non consente all’OMS di fornire carburante in modo continuo.” Inoltre, molti residenti esitano a vaccinare i loro figli a causa delle paure riguardo alla sicurezza del vaccino e dei rischi legati agli spostamenti dai rifugi ai centri sanitari. “Alcune persone temono che il vaccino non sia adatto ai loro bambini e hanno paura di uscire dai loro rifugi”, aggiunge il dottor Salha. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha richiesto un cessate il fuoco per facilitare la somministrazione dei vaccini e garantire una fornitura continua di carburante agli ospedali. Nonostante questi sforzi, la situazione rimane precaria, e il futuro della campagna di vaccinazione dipende dalla risoluzione di queste gravi problematiche.

Khalid
I giovani di Gaza, sostenuti da ActionAid e dai suoi partner, hanno assunto un ruolo chiave nella risposta umanitaria, mobilitandosi in tempi record per aiutare le famiglie sfollate e sostenere il personale medico in prima linea.
Tra questi giovani eroi c'è Khalid, un volontario dell'organizzazione giovanile HYGP, partner di ActionAid, che ha coordinato la distribuzione di pasti caldi e beni essenziali, come vestiti e pannolini per i neonati negli ospedali del sud di Gaza.
Ha anche organizzato attività per i bambini, offrendo loro supporto psicologico e insegnando quali sono i pericoli legati agli ordigni inesplosi.
Khalid, nonostante viva nelle stesse condizioni di sovraffollamento e insicurezza, è spinto a fare di più per la sua comunità: “Questa dura realtà mi incoraggia a continuare il mio lavoro per raggiungere il nobile obiettivo di servire il mio popolo“, ha dichiarato. Per lui, il ruolo dei giovani è essenziale in ogni fase della risposta umanitaria: “Conosciamo le dinamiche sociali, la geografia e le risorse disponibili. Questo ci rende capaci di aiutare il nostro Paese a prepararsi, rispondere e riprendersi dalle crisi“. Khalid crede fermamente che l’esperienza diretta dei giovani nelle emergenze possa contribuire a soluzioni su larga scala per costruire resilienza, stabilità e pace a lungo termine per la Palestina.
È grazie al supporto e dei nostri sostenitori se possiamo lavorare per un mondo giusto e sostenibile, dove ogni persona possa vivere con dignità, in libertà, lontano dalla povertà e dall’oppressione.
Puoi supportare il nostro lavoro a Gaza e in Palestina tramite donazione, cliccando nel bottone qui a destra.
Un anno di lavoro
Hai letto le storie e ascoltato le voci di chi, con coraggio e dedizione, ci permette di essere presenti e di sostenere una popolazione che, nonostante tutto, sceglie ogni giorno di resistere.
Cliccando sul pulsante qui sotto, potrai scaricare il documento che sintetizza le attività che abbiamo portato avanti nell’arco di un anno di guerra e il contesto in cui sono state implementate. Potrai vedere da vicino il nostro impegno: gli interventi realizzati, le attività concrete a sostegno di donne, uomini e bambini che abbiamo protetto, e i risultati, documentati con i numeri aggiornati.
- 195.289 persone raggiunte direttamente con aiuti umanitari a Gaza.
- 80.911 persone sono state raggiunte attraverso la distribuzione di cibo.
- 11.500 persone hanno ricevuto articoli non alimentari, kit igienici e vestiti.
- 20.000 persone sono state raggiunte con servizi di acqua e igiene, come 60 bagni e docce per donne a Rafah.
- 4.150 donne e bambini sono stati supportati attraverso i servizi di protezione a Rafah e Khan Younis.
- 70.000 persone hanno beneficiato dei servizi sanitari e medici presso l'ospedale di Al Nuseirat e a Rafah.
Immagini e video dal campo
I nostri colleghi ci raccontano ogni giorno la realtà di Gaza e della Palestina attraverso immagini e video che arrivano direttamente dal cuore del conflitto. Ogni scatto, ogni ripresa racchiude più di mille parole: sono frammenti di vita, di coraggio, di resistenza. Abbiamo scelto di condividere con te parte di questo prezioso materiale. È il nostro modo di farti vedere quello che vediamo noi, di portarti accanto a chi lotta e non smette di sperare.
Fatma lavora come Project Officer con ActionAid Alianza, con sede a Gaza. Ci racconta perché le piace lavorare nel settore umanitario e come crede sia suo dovere sostenere le persone a Gaza che vivono in condizioni terribili.
Hala è una Program Manager presso ActionAid Alianza, con sede a Gaza. Nella sua testimonianza, discute le sfide affrontate dalle donne operatrici umanitarie in Palestina, tra cui l’accesso limitato ai luoghi di lavoro, il bilanciamento tra responsabilità lavorative e familiari e il districarsi tra le norme patriarcali che minano la loro leadership e autorità. Nonostante queste sfide, Hala è determinata a continuare a svolgere il suo importante lavoro umanitario con le comunità di Gaza, prendendosi cura anche dei suoi cari.
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