Emergenza a Gaza. Aggiornamenti del nostro intervento – ActionAid

Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2024

⚠️ Emergenza a Gaza

Aggiornamenti dal campo

Nessuna tregua, nessuna cessazione delle stragi di civili e nessuna interruzione dell’offensiva israeliana: a quasi 10 mesi dall’inizio del conflitto, la situazione a Gaza e in Palestina continua ad essere una catastrofe umanitaria. Mentre l’attenzione mediatica internazionale si affievolisce, le notizie che i nostri colleghi sul campo ci riportano quotidianamente, ci impongono di mantenere alta l’attenzione. Per noi, non si tratta di numeri o freddi bollettini di guerra: sono nomi e cognomi, volti e voci che raccontano storie che abbiamo il dovere di ascoltare.

Dal loro ufficio a Betlemme, sempre più difficile da raggiungere a causa di nuovi checkpoint, nuove richieste di documenti e continui controlli, i nostri colleghi si tengono in contatto con gli operatori partner nella Striscia. In quell’inferno, portano avanti un lavoro incredibile, piantando un seme di resistenza per le donne, gli uomini e i bambini di Gaza. Quello che ci trasmettono è un messaggio chiaro: è fondamentale mantenere la comunicazione con il mondo esterno a quell’angolo di Medio Oriente, essere ascoltati ed essere trattati come esseri umani in mezzo a tanto orrore.

Il nostro intervento, fino ad oggi

Grazie alla stretta collaborazione con i nostri partner locali e ai colleghi sul campo, continuiamo a sostenere una popolazione che, nonostante le ferite, resiste. Ogni passo avanti è reso possibile dal sostegno dei nostri sostenitori, che rifiutano di restare indifferenti di fronte a una delle crisi umanitarie più devastanti degli ultimi decenni. Insieme, siamo la loro voce nel mondo, dimostrando che, anche nei momenti più bui, l’umanità può risplendere.

Qui di seguito, i numeri aggiornati dei risultati del nostro intervento:

La situazione ad oggi e la crisi sanitaria

Israele continua a bombardare la Striscia di Gaza via terra, via mare e tramite attacchi aerei causando sempre più vittime civili, sfollamenti, distruzione di case e infrastrutture. 

Più del 5% della popolazione di Gaza è stata uccisa, ferita o risulta dispersa. 39.363 palestinesi sono stati uccisi e 91.000 feriti. Circa il 75% dei feriti sono donne. Altri 10.000 sono segnalati dispersi o sotto le macerie. Il mirato attacco agli ospedali e il blocco dell’accesso alle strutture sanitarie, insieme alla carenza di letti e forniture mediche, mettono a rischio circa 50.000 donne in gravidanza e 20.000 neonati. 

Ogni giorno, circa 183 donne affrontano il parto senza alcuna anestesia, mentre molti neonati perdono la vita a causa della mancanza di elettricità per le incubatrici. I tassi di aborto spontaneo sono aumentati fino al 300%. Inoltre, oltre il 95% delle donne incinte e in allattamento soffre di gravi problemi di insicurezza alimentare.

In questo contesto sanitario disastroso, neanche gli ospedali sono protetti. A maggio, uno degli ospedali della Fondazione Al-Awda, nostro ente partner, a Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza, è stato bombardato.  Oltre ad essere l’ennesima tragedia umanitaria, si tratta di una violazione del diritto internazionale: in guerra, attaccare le strutture mediche è illegale, oltre che immorale. 

Nell’attacco, 3 medici hanno perso la vita e, senza sosta, 93 operatori sanitari continuano a lavorare in condizioni estreme per garantire cure a chi ne ha bisogno.

L’ospedale è una luce di speranza nel nord di Gaza, l’unico che offre servizi di maternità; nonostante la grave carenza di forniture e attrezzature, ogni giorno, circa 20 nuove vite vengono accolte al mondo, grazie al coraggio e alla dedizione del personale medico. La chiusura del valico di Rafah dal 7 maggio ha drasticamente ridotto l’ingresso di carburante e aiuti nella Striscia, impedendo l’accesso alle cure essenziali per le donne incinte e mettendo a rischio la vita delle pazienti.

Sfortunatamente, non c’era un’ambulanza disponibile per portarla a causa della carenza di carburante” dice Nuha, 20 anni, riferendosi a sua nuora “abbiamo dovuto accompagnarla a piedi fino all’ospedale”.

Il Dottor Mohammad Salha ci spiega che, fino al 22 aprile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fornito carburante e forniture mediche, ma da allora l’esercito israeliano ha impedito l’ingresso di queste risorse, lasciando l’ospedale senza carburante e farmaci per oltre 50 giorni.

Abbiamo ridotto i nostri interventi e stiamo usando solo i piccoli generatori per ricaricare le batterie. E con questi stiamo facendo interventi chirurgici salvavita. Senza carburante, molti dei nostri servizi sono colpiti; i servizi di maternità, i servizi di ginecologia, il nostro laboratorio per le analisi, anche il nostro blocco operatorio, che non funziona a pieno regime”.

Inoltre, da più di due mesi mancano verdura, frutta e cibo fresco, sono reperibili solo farina e cibi in scatola, con gravi conseguenze sull’alimentazione di bambini e donne. 

Non c’è latte per molti bambini, stiamo fornendo solo una lattina di latte per ciascuno. L’esercito israeliano durante l’assedio ha colpito il quinto piano dell’Al-Awda, che ha distrutto i serbatoi d’acqua, e non abbiamo acqua potabile e acqua filtrata“.

I gravi di livelli di malnutrizione impediscono anche le donazioni di sangue da parte di volontari. Nonostante ci sia disperato bisogno di sangue per aiutare malati e feriti, i potenziali donatori vengono respinti, perchè troppo indeboliti o malati.

Il problema dell’accesso all’acqua, purtroppo, non rimane confinato al solo ospedale di Al-Awda: gli abitanti di Gaza sono costretti a bere da fonti insicure e infestate da insetti

La distruzione delle infrastrutture idriche e la carenza di carburante per farle funzionare, unita alla scarsità di aiuti, rende l’accaparramento di acqua una lotta quotidiana per la sopravvivenza e, in particolare le madri, devono percorrere lunghe distanze e fare lunghe code per ottenerla.

Le condizioni di vita sono disumane: persone ammassate in tende sovraffollate senza acqua per l’igiene, spazzatura nelle strade e acque reflue che scorrono tra i rifugi. Senza carburante per il trattamento dei rifiuti, ratti e insetti proliferano, mentre il caldo intenso aumenta il rischio di disidratazione e malattie come diarrea, epatite A e infezioni cutanee.
 
Riham Jafari, coordinatrice Advocacy e Comunicazione di ActionAid Palestina, spiega: “Stiamo facendo il possibile per aiutare le persone, forniamo loro anche cibo fresco, pasti caldi e kit igienici però attualmente, 19 camion di ActionAid sono bloccati in Egitto, in attesa di poter passare a Gaza. È indispensabile migliorare rapidamente l’accesso agli aiuti all’interno di Gaza, in modo che i nostri colleghi possano aiutare più persone. Soprattutto, è necessario un cessate il fuoco permanente, prima che altre persone muoiano a causa degli attacchi militari israeliani, della fame o delle malattie”.  

È una nostra responsabilità collettiva fermare questa tragedia; se non lo hai già fatto, firma anche tu l’appello internazionale per un cessate il fuoco immediato.