Giugno 2023
Un anno di lavoro in Italia
Insieme a te abbiamo fatto molto. Grazie!
Scopriamo insieme i risultati che siamo riusciti a raggiungere nell’ultimo anno, il frutto del nostro lavoro al fianco delle comunità.
Numeri che contano
- 173 nuclei familiari ucraini arrivati nel nostro Paese e supportati in tutto il processo di accoglienza
- 6 operatrici attive per accogliere al meglio chi scappa dalla guerra in Ucraina
- 7 formatori operativi per sensibilizzare le comunità sui matrimoni precoci
Storie e testimonianze
Qui di seguito potrai leggere le parole dei protagonisti dei nostri progetti, di chi oggi può guardare al futuro con occhi diversi.
Contrastiamo i matrimoni precoci anche in Italia: sono bambine, non spose
I matrimoni precoci forzati sono una grave forma di violenza di genere: purtroppo sono un fenomeno che si verifica anche
in Italia. Possiamo stimare che il rischio riguardi circa 2.000 bambine e ragazze ogni anno, principalmente nelle comunità
originarie di Bangladesh, Mali, Somalia, Nigeria, India, Egitto, Pakistan. Le cause sono molte: discriminazioni di genere, convinzioni
patriarcali, povertà. Per migliorare la situazione abbiamo attivato il progetto Join our Chain in cinque paesi europei, tra cui l’Italia,
così da rafforzare la prevenzione, la protezione e il sostegno a donne e ragazze esposte a questo pericolo.
Organizziamo
incontri di formazione e di consapevolezza sui diritti femminili, diamo voce a livello politico alle donne e alle ragazze che sono
state vittime di matrimoni forzati e coinvolgiamo le comunità tramite i Community Trainer, figure esperte e rispettate che ci
aiutano a sensibilizzare le famiglie e grazie a cui, insieme alle istituzioni e ai partner locali, abbiamo potuto creare un modello di
intervento per la protezione e il supporto di donne e bambine.
Qui il problema è sottovalutato e sconosciuto ai più. Contrastarlo
è possibile ma bisogna creare occasioni di dialogo con i genitori: molti si
sono pentiti di aver forzato le figlie ad accettare unioni combinate, hanno
capito quanto dolore hanno inflitto solo per rispettare delle tradizioni
passate. La mia religione richiede il consenso della donna al
matrimonio, se per tradizione si vuole negare la possibilità
di scegliere io spiego alle famiglie perché è sbagliato farlo.
Tahany
Operatrice di ActionAid nel progetto Join our Chain
Insieme per accogliere chi ha perso tutto
A causa della guerra in Ucraina sono moltissime le persone giunte in Italia in cerca di accoglienza, sicurezza e nuova
speranza. Per questo abbiamo attivato il Progetto SWEET in diverse aree dell’Italia, grazie al contributo di Fondazione CDP e di
voi sostenitori, con l’obiettivo di supportare i profughi in arrivo e le comunità che li accolgono.
Abbiamo valorizzato le capacità
delle donne ucraine, romene, bielorusse e russe già presenti sul territorio: grazie a loro abbiamo creato ambienti protetti che ci
hanno permesso di valutare con rapidità i bisogni; a Napoli, in particolare, la presenza di molte donne di origine est-europea
è stata determinante per l’accoglienza dei rifugiati. Per aiutare a superare il trauma vissuto e facilitare l’accesso ai servizi pubblici
abbiamo fornito supporto socio-psicologico e legale, corsi di lingue e mediatori culturali, e distribuito generi alimentari, vestiti,
kit igienici e per la prima infanzia per le famiglie più bisognose.
Cerchiamo di accogliere al meglio e tranquillizzare chi abbiamo di fronte, far capire che siamo qui per loro.
Le persone che ci troviamo davanti sono spaesate, non conoscono la lingua né la cultura del posto. Io insegno lingua italiana, che serve sicuramente per muoversi più liberamente ma è il calore umano è ciò che fa la differenza. Vogliono un incoraggiamento, rassicurazioni. Quando capiscono di essere ascoltati e al sicuro sorridono
Veronika
Operatrice di ActionAid nel progetto Sweet